Una notte di guerra. I tragici eventi del 12 giugno 1944 a Sanseverino

una notte di guerra

Raoul Paciaroni - Lorenzo Paciaroni, Una notte di guerra. I tragici eventi del 12 giugno 1944 a Sanseverino, UTEAM - Università della Terza Età dell'Alto Maceratese, San Severino Marche, Settembre 2019, pagine 74.

Una notte di guerra

Il nuovo libro di Raoul Paciaroni e Lorenzo Paciaroni parla di partigiani, fuoco amico, imboscate, tedeschi e ponti da far saltare in aria. Una storia vera

Una banda di partigiani. Un ponte da far saltare in aria. Un tragico incidente, una sfortunata combinazione e un incontro sgradito. Un’imboscata. Uno scontro a fuoco tra tedeschi, partigiani e altri patrioti. Una fuga rocambolesca, degli spari, un’esecuzione. E il ponte ancora in piedi, il mattino del giorno dopo.
Tutto in una notte, quella tra l’11 e il 12 giugno 1944. "Una notte di guerra", questo il titolo del libro di Raoul Paciaroni e Lorenzo Paciaroni che racconta gli eventi di quella notte, pubblicato dall'UTEAM - Università della terza Età dell'Alto Maceratese - che lo ha presentato in occasione dei trent'anni di attività al Teatro Feronia domenica 13 ottobre 2019.

La pubblicazione, nel 2014, del poderoso studio di Raoul Paciaroni Una lunga scia di sangue. La guerra e le sue vittime nel sanseverinate (1943-1944), ha fatto luce su molti episodi tragici di quei nove mesi tra l’8 settembre e la Liberazione settempedana del primo luglio 1944. Tuttavia, su diverse vicende permaneva un velo di mistero, dovuto alla mancanza di fonti e testimonianze, e pronunciare l'ultima parola sullo svolgimento di alcuni eventi, purtroppo, non era possibile allo stato dei fatti. In realtà, chi studia la storia sa che le ultime parole sono merce rara. Ma non quando esaminando i documenti e collegando i dati di fatto si riesce a ricostruire degli avvenimenti. E questo non è "revisionismo", che, come corrente storiografica, non esiste. Ciò che esiste, dai tempi di Erodoto e Tucidide, è il serio tentativo di ogni storico di rileggere il passato, nel senso di verificarne e, se del caso, correggerne e aggiornarne le ricostruzioni. Ogni storico, in questo senso, è e non può che essere revisionista.

Tra le storie di guerra di quei drammatici nove mesi, ce n'è una composta da due episodi collegati ma non del tutto chiari, che ha lasciato sul posto almeno sei vittime nel giro di poche ore.
C’è un ponte da far saltare in aria tra Sanseverino e Serrapetrona, all’altezza di Colleluce. Un gruppo di partigiani, guidati dal comandante Antonio Claudi detto "Toto" di base tra Chienti e Potenza si reca a minarlo, alcuni ex prigionieri di guerra alleati (Angus Cyril Butler, William Henry Starkey e Archibald Reice Campbell i loro nomi), armati, li proteggono e un posto di blocco a qualche decina di metri assicura che non transiti nessuno. Ecco perché, quando si avvicina un’automobile, superato il posto di blocco deducono siano tedeschi ed eseguono l’ordine di aprire il fuoco. A bordo, però, colpiti dal fuoco amico ci sono altri due partigiani. Ramiro Laureani e Tarcisio Teodori, il primo comandante del GAP settempedano e il secondo partigiano di Serrapetrona. Come e perché siano finiti in quella camionetta, in quella strada, in quel momento, perché abbiano superato il posto di blocco e i soldati non siano stati avvisati di non sparare sui loro compagni, sono solo i primi dei misteri ai quali gli autori hanno provato a rispondere.

I feriti vengono trasportati all’ospedale di Sanseverino, temporaneamente trasferito in quel di Cesolo, dove arrivano già morti o in fin di vita. I loro compagni, nel cuore della notte, ripartono per terminare l’opera al ponte di Colleluce, ma il camion su cui viaggiano resta a secco di nafta a poche centinaia di metri dal centro. Proseguono a piedi, intenzionati a fermare il primo automezzo per chiedere carburante. Il primo automezzo, purtroppo, è un camion tedesco. Una colonna di camion tedeschi in transito per la città, intercettata al piazzale della Stazione. Tra i partigiani di Serrapetrona ci sono due tedeschi passati tra le fila dei patrioti dopo la loro cattura; uno di questi, che chiamano Albert, si finge ancora un soldato SS e va a chiedere una tanica di nafta ai tedeschi, mentre gli italiani si nascondono tra le case del piazzale.

Succede però l’inatteso. Un’imboscata. Da ogni direzione esplodono spari contro i tedeschi: altri partigiani, ignoti a tutti, hanno scelto proprio il piazzale della Stazione per attaccare i tedeschi in transito. Albert muore colpito da un proiettile. Durante questo assalto, i nostri cercano di fuggire scavalcando una recinzione di un paio di metri ai margini dello spazio in cui si erano nascosti. Ci riescono quasi tutti, tranne due tolentinati (Francesco Saverio Bezzi – un nobile al servizio della causa partigiana, zio dell’attore e regista tolentinate Francesco Saverio Marconi; la coincidenza dei nomi ovviamente non è una coincidenza – e Vinicio Damiani) e un soldato sudafricano ex prigioniero di guerra di nome Archibald Reice Campbell. Catturati dai tedeschi, i tre vengono fucilati sul posto.

Il mattino dopo i cadaveri sono ancora sul piazzale. Chi fossero gli altri partigiani assalitori non l’ha scoperto mai nessuno, ancora. Il fotografo settempedano Remo Scuriatti immortala le salme, e sui loro volti compaiono evidenti segni di tortura. Una storia che presenta, a 75 anni esatti di distanza, dei lati ancora oscuri. Una storia a tratti scomoda, per certi versi, quasi inverosimile nel suo essere così cinematografica, per altri, ma che comunque si dava ormai per notoria e agli atti a prendere polvere.

E invece no. Anne Copley, avvocato londinese studiosa di prigionieri di guerra in Italia durante il secondo conflitto mondiale, qualche mese fa si imbatte in un nome di un ex prigioniero di guerra transitato per Sanseverino Marche. Approfondisce l’indagine, chiede informazioni in internet e raggiunge il libro di Raoul Paciaroni del 2014.
La Copley parla un po’ di italiano, legge i capitoli che riguardano il suo caso e contatta lo storico settempedano. Ha in mano materiale inedito, importantissimo, appena desecretato dagli archivi storici nazionali del Regno Unito. Non è uno scherzo, invia il dossier; in alcune pagine c’è ancora il timbro TOP SECRET. La fattispecie è quella dei crimini di guerra. Il suo caso si chiama Archibald Reice Campbell, ex prigioniero di guerra finito nel 1943 tra i partigiani di Serrapetrona guidati dal capitano Antonio Claudi e trucidato dai tedeschi nel piazzale della Stazione di Sanseverino, una notte di giugno 1944.

Quella notte era il 12 giugno e questa è la sua storia.

Il libro, Una notte di guerra. I tragici eventi del 12 giugno 1944 a Sanseverino di Raoul Paciaroni e Lorenzo Paciaroni, pubblicato a Settembre 2019, è disponibile presso l’UTEAM di Sanseverino (Università della Terza Età dell’Alto Maceratese, via Salimbeni, 6 - telfax +39 0733 634235 - www.uteam3.it - uteam3mc@gmail.com) e nelle principali cartolibrerie di Sanseverino.